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25 Ott Energia e cooperazione, un cavo sottomarino per collegare Italia e Tunisia

Un cavo elettrico sottomarino per collegare due sponde del Mediterraneo: quella italiana e quella tunisina. È il progetto al centro dei colloqui tra i rappresentanti di Roma e Tunisi. Duecento chilometri per unire la Sicilia alle coste della Tunisia. A discuterne il ministro tunisino dell’Energia, delle miniere e delle energie rinnovabili, Hela Cheikhrouhou, e l’ambasciatore dell’Italia a Tunisi, Raimondo de Cardona.

Unione strategica tra le due sponde del Mediterraneo

Secondo una nota diffusa dal governo di Tunisi, il diplomatico italiano ha ribadito il sostegno italiano ai progetti avviati con la Tunisia e alle imprese italiane attive sul posto, in un settore strategico come quello dell’energia. Oltre al cavo sottomarino, sono al momento oggetto di approfondimento anche le attività dell’Osservatorio Mediterraneo dell’Energia, associazione di cui fanno parte 35 società energetiche che operano nel bacino del Mediterraneo. Il ministro Cheikhrouhou, da parte sua, ha evidenziato l’importanza del collegamento con l’Italia, auspicando che la Commissione europea sostenga questo “progetto strategico” che “contribuirà allo sviluppo degli scambi energetici tra le due sponde del Mediterraneo e alla stabilita’ delle reti elettriche”, anche in prospettiva di un maggiore sfruttamento delle energie da fonti rinnovabili.

Nuove opportunità per le imprese italiane

La Tunisia punta a giocare un ruolo chiave negli scenari energetici del futuro. L’obiettivo è infatti quello di produrre il 30% della propria energia elettrica da fonti rinnovabili entro il 2030, in particolare quelle derivanti dal sole. Con il concretizzarsi della prospettiva della costruzione di una infrastruttura imponente come il cavo elettrico sottomarino, per gli imprenditori italiani il settore può presentare ottime possibilità di sviluppo. Dovrebbe essere Terna a realizzare il progetto. Il cavo elettrico per collegare le due sponde del Mediterraneo è tornato recentemente di attualità, tuttavia risale al 2003. Il punto di approdo, secondo il progetto iniziale, dovrebbe essere nel comune di Partanna, in provincia di Trapani.



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