La crisi dell’energia seguita alle sanzioni occidentali contro la Russia ha rimesso al centro del dibattito il ruolo del carbone. Ma su questo tema, Europa e Stati Uniti hanno fornito risposte diverse.

I paesi Ue stanno infatti tornando a bruciare fossili per reagire alle difficoltà causate dalla riduzione delle forniture russe. Gli Stati Uniti, invece, sono impegnati in un massiccio piano di riconversione delle vecchie centrali a carbone per la fornitura di energia rinnovabile. Una nuova vita per queste strutture che per anni hanno rappresentato il motore del potente sistema produttivo a stelle e strisce. 

Riconversione ed energia green

Il processo di riadattamento non è semplice ma può contare su un elemento fondamentale. Le centrali a carbone sono infatti collegate a reti di energia elettrica, il che rende queste strutture estremamente preziose. La costruzione ex novo dei cavi ad alta tensione e delle torri ha costi e tempi molto elevati. In quest’ottica, gli Stati Uniti puntano a rendere più economici i processi, aggirando anche eventuali criticità normative, con l’obiettivo di accelerare la transizione ecologicaLe vecchie centrali a carbone vengono quindi riadattate per diventare centrali solari, oppure convertite batterie e progetti per altre energie rinnovabili.

L’agenda dell’amministrazione Biden ha messo al centro la promozione di investimenti a favore di progetti per la produzione di energia libera dai combustibili fossili entro il 2035, in linea con gli obiettivi degli accordi di  Parigi. 

 

Lo scenario in Italia

E la situazione in Italia? Nel nostro paese esistono 7 centrali a carbone. Si trovano in Sardegna, Liguria, Veneto, Puglia, Friuli-Venezia Giulia e Lazio. In base agli obiettivi individuati nel Piano nazionale integrato per l’energia e il clima del ministero dello Sviluppo Economico, le centrali dovranno essere convertite o dismesse entro il 2025.